Comune di Casandrino

Storia del comune


STORIA
Casandrino è di origine romana. Molti coloni, lasciata Roma, formarono la loro residenza nell'agro napoletano, favoriti ed incoraggiati dai saggi criteri dell'Urbe, la quale, conquistate le terre, le distribuiva ai coloni col canone di alcuni "nummi". Questi coloni, avendo a disposizione, come propria, una certa zona di terreno, pensarono subito di costruirvi le casae, modeste e povere abitazioni con davanti uno spiazzo per sé e la famiglia, la quale cresceva senza preoccupazioni, contentandosi del poco. Naturalmente, col volgere degli anni, le casae si ingrandirono con più ampi fabbricati e più vaste corti, fino a formare dei piccoli villaggi e delle borgate, le quali, prima di diventare in epoca molto posteriore dei veri e propri paesi e comuni autonomi (ciò che avvenne largamente durante il ducato di Napoli) furono denominati casali e presero il nome dalle ville dei patrizi o da quei coloni che per primi vi avevano preso stanze.

ETIMOLOGIA

Durante il feudalesimo, Casandrino ebbe il nome di "Casale" per l'aumento delle case che si formavano nel territorio allo scopo di metterlo a coltura. Ma è la sua trasformazione in "Casandrino" che porta con sé alcuni dubbi. Alcuni studiosi del luogo suppongono che derivi da Casa Trina, territorio con tre case. Etimologia molto criticabile in quanto costituirebbe un ibridismo d'italiano e latino; si sarebbe detto senz'altro Trecase, e non Casatrina. Altri farebbero derivare Casandrino da Casa Andropon, dal greco ανθρωπος, che significa casa dell'uomo, ma sembra essere davvero troppo generico come nomen urbis.

Né può derivare da Androna che era il luogo pubblico dove gli uomini si radunavano per le discussioni, in quanto sembra improbabile che i pochi abitanti del tempo avessero bisogno di un "forum" dove riunirsi e discutere. Secondo la tradizione popolare, il nome di Casandrino deriverebbe da "casa di Sandrino " che doveva essere il primo o uno dei primi abitanti della zona, forse un contadino di nome Sandro che abitava e lavorava in quel luogo, o forse il proprietario di quella parte di terra situata appunto dove sorge oggi la città.

Ma, la più attendibile fra le possibili etimologie sostenute è che Casandrino derivi da Casa Andrena, cioè luogo sicuro circondato da mura: Andrena, locus operÌus undequaque condusus. Tale tesi viene autorevolmente sostenuta nel libro "Casandrino, nella sua storia di ieri e di oggi" del P. Lett. Cherubino Caiazzo, Provinciale Emerito degli Agostiniani di Napoli, il quale pone a fondamento della sua tesi etimologica alcuni atti della S. Visita fatta dai Vescovi di Aversa (Archivio Vescovile) che chiamano questo territorio Casandrenus (Casa-Andrena) e da una pergamena del periodo Normanno dove si legge che un certo Amerigo, figlio di Ugone della villa di Casandrena, dona all'abadessa del monastero di S. Biagio parte del suo territorio (anno 1122).

LEGGENDA DELLA STATUA
Questo si pensa dal nostro popolo e si dice tramandato da padre in figlio per antichissima memoria e tradizione". Tratto dal Testo del Cherubino Caiazzo.

Un gruppo di cristiani, sfuggiti alla persecuzione di Oriente, approdarono sulle coste del Tirreno nelle vicinanze del Lago di Patria (Frazione di Giugliano in Campania NA), trasportando con sé l'immagine di una Madonna. Questi trovarono un tempietto pagano probabilmente consacrato ad Apollo, ove collocarono la Statua. Il Tempietto dovette essere demolito o forse interdetto al culto, e la bellissima statua abbandonata e/o sepolta. Lì giacque per innumerevoli anni, prima che qualcuno la riscoprisse. Difatti, racconta la leggenda, un avventuriero, che per guadagnarsi da vivere lavorava per conto di questo e di quel signore nei pressi del lago Patria dissodando il terreno, aveva con sé dei giovenchi che lui stesso non riusciva a domare per farli arare; egli allora legatoli presso un albero, continuò a mano il lavoro di dissodamento. Proprio a lui capitò di colpire la statua e di sentire il sordo gemito di un lamento. Chiamati gli abitanti d'intorno, e cavata dal terreno la statua si pensò di collocarla su di un carro trainato da questi buoi giovani così irrequieti, incamminandosi per luoghi nuovi, e dove i buoi stanchi si fossero fermati ivi si sarebbe edificata una Chiesa. I buoi vennero meno presso un largo dove vi era un muricciuolo nel quale era collocata un'immagine dell'Assunta. Si pensò di dare alla Statua il nome di Maria Assunta e dedicarle una chiesa che cominciò a costruirsi verso la fine del Seicento. Oggi in quel "largo" (Piazza Umberto I) si erge maestosa la Chiesa della parrocchia di Casandrino dedicata a Maria Assunta. 

Questo si pensa dal nostro popolo e si dice tramandato da padre in figlio per antichissima memoria e tradizione". Tratto dal Testo del Cherubino Caiazzo.

Un gruppo di cristiani, sfuggiti alla persecuzione di Oriente, approdarono sulle coste del Tirreno nelle vicinanze del Lago di Patria (Frazione di Giugliano in Campania NA), trasportando con sé l'immagine di una Madonna. Questi trovarono un tempietto pagano probabilmente consacrato ad Apollo, ove collocarono la Statua. Il Tempietto dovette essere demolito o forse interdetto al culto, e la bellissima statua abbandonata e/o sepolta. Lì giacque per innumerevoli anni, prima che qualcuno la riscoprisse. Difatti, racconta la leggenda, un avventuriero, che per guadagnarsi da vivere lavorava per conto di questo e di quel signore nei pressi del lago Patria dissodando il terreno, aveva con sé dei giovenchi che lui stesso non riusciva a domare per farli arare; egli allora legatoli presso un albero, continuò a mano il lavoro di dissodamento. Proprio a lui capitò di colpire la statua e di sentire il sordo gemito di un lamento. Chiamati gli abitanti d'intorno, e cavata dal terreno la statua si pensò di collocarla su di un carro trainato da questi buoi giovani così irrequieti, incamminandosi per luoghi nuovi, e dove i buoi stanchi si fossero fermati ivi si sarebbe edificata una Chiesa. I buoi vennero meno presso un largo dove vi era un muricciuolo nel quale era collocata un'immagine dell'Assunta. Si pensò di dare alla Statua il nome di Maria Assunta e dedicarle una chiesa che cominciò a costruirsi verso la fine del Seicento. Oggi in quel "largo" (Piazza Umberto I) si erge maestosa la Chiesa della parrocchia di Casandrino dedicata a Maria Assunta. 

LEG Questo si pensa dal nostro popolo e si dice tramandato da padre in figlio per antichissima memoria e tradizione". Tratto dal Testo del Cherubino Caiazzo.

Un gruppo di cristiani, sfuggiti alla persecuzione di Oriente, approdarono sulle coste del Tirreno nelle vicinanze del Lago di Patria (Frazione di Giugliano in Campania NA), trasportando con sé l'immagine di una Madonna. Questi trovarono un tempietto pagano probabilmente consacrato ad Apollo, ove collocarono la Statua. Il Tempietto dovette essere demolito o forse interdetto al culto, e la bellissima statua abbandonata e/o sepolta. Lì giacque per innumerevoli anni, prima che qualcuno la riscoprisse. Difatti, racconta la leggenda, un avventuriero, che per guadagnarsi da vivere lavorava per conto di questo e di quel signore nei pressi del lago Patria dissodando il terreno, aveva con sé dei giovenchi che lui stesso non riusciva a domare per farli arare; egli allora legatoli presso un albero, continuò a mano il lavoro di dissodamento. Proprio a lui capitò di colpire la statua e di sentire il sordo gemito di un lamento. Chiamati gli abitanti d'intorno, e cavata dal terreno la statua si pensò di collocarla su di un carro trainato da questi buoi giovani così irrequieti, incamminandosi per luoghi nuovi, e dove i buoi stanchi si fossero fermati ivi si sarebbe edificata una Chiesa. I buoi vennero meno presso un largo dove vi era un muricciuolo nel quale era collocata un'immagine dell'Assunta. Si pensò di dare alla Statua il nome di Maria Assunta e dedicarle una chiesa che cominciò a costruirsi verso la fine del Seicento. Oggi in quel "largo" (Piazza Umberto I) si erge maestosa la Chiesa della parrocchia di Casandrino dedicata a Maria Assunta. 

 


 


CASANDRINO
NELLA SUA STORIA DI IERI E DI OGGI
 
Storia del comune di CASANDRINO
A TUTTI I CITTADINI DI CASANDRINO E ALLA GIOVENTU' STUDIOSA QUESTO
LIBRO DEDICO.
P. Lett .Cherubino CAIAZZO
PROVINCIALE EMERITO DEGLI  AGOSTINIANI DI NAPOLI
 
 
 
PRESENTAZIONE
 
Quae antiqua sunt, ea cariora et utiliora reputantur.Ciò che è antico, é
reputabile più caro e più utile.
CICERONE
 
 
Come m'invogliai a scrivere su Casandrino? A Firenze, dove ho insegnato
per tanti anni nel nostro collegio di S. Spirito, nelle ore libere
frequentavo la Biblioteca. Nazionale di quella città. Un giorno mi capitò
tra le mani un documento Angioino, segnato dalla città di Firenze 18
giugno della l°indictione che comprende l'anno1273, col quale il Re Carlo
d'Angió ordinava agli  Ufficiali di Terra di lavoro, di non molestare Un
certo Francesco di Casandrino il quale stava ai suoi servizi nel
trasportare il vino per uso « Eschuzionarie (1) nostrae » cioè forniva il
vino ai cellari del Re Carlo. Porta Capuana ,dove oggi sorge il Tribunale,
era allora il Palazzo Reale.Fu questa la scintilla che accese in me il
desiderio di conoscere l'origine del mio paese. Documenti importanti li
trovai in molte biblioteche d'Italia e fuori, ed oggi sono in grado di
dare alle stampe questo nuovo lavoro, perché : « Occuparsi del passato,
significa sperare nell'avvenire ».
Casandrino é importante per la sua antichità, per la nostra Madonna.
Se col traslocarsi, col decadere, con lo spegnersi delle famiglie, non
rare volte avvenne che molte e belle memorie andarono travolte
nell'oscurità del tempo o del tutto perdute la nostra Madonna invece non
ha perduto e non potrà mai perdere il suo millenario splendore.
Ho scritto il presente libro dedicandolo a tutti i cittadini del mio
paese, e agli alunni e ai maestri servirà come sussidio didattico.
Secondo gli attuali programmi ministeriali la nostra scuola dev'essere
ambientale cioè : Insegnanti e discepoli devono conoscere l'origine del
paese, la storia d'ieri e d'oggi,conoscere tutto ciò che possiede :Chiese,
opere d'arte, tradizioni, monumenti, uomini illustri, letterati, eroi.
Clero che ha illustrato con virltù ed esempio, il paese e la diocesi e da
queste notizie concrete partire per più vaste esperienze culturali.In una
parola l'alunno deve conoscere tutto il progresso del paese di ieri e
d'oggi.
 
Ho diviso il lavoro in tre parti...
Storia. Culto. Uomini Illustri.
 
L'opera esce con un nuovo titolo:
Casandrino di ieri e di oggi
 
Voglio augurarmi che le nuove generazioni di Casandrino sappiamo emulare i loro antenati, così memori delle tradizioni,acquistino al più presto una
rifioritura nello spirito della storia e del pensiero.
 
Pomigliano d'Arco, Natale 1967
 
P. Lett. Cherubino CAIAZZO
Agostiniano
 
 
 
Origine di Casandrino
 
Circa l'origine del nostro paese, non si hanno notizie certe, perché
mancano documenti sicuri.Però non c'è nulla da meravigliare, perché come
non si conosce con precisione l'origine di Roma e di tutti i paesi
antichi, così deve dirsi di Casandrino.Di conseguenza quando d' un paese
antico s'è voluto indagare l'origine e non s'è Potuto scoprire nulla di
precisione, sempre per mancanza di documenti, allora gli abitanti si sono
affidati alla tradizione popolare,oppure ad una leggenda.Bisogna
riconoscere che ogni tradizione popolare non s'inventa mai di sana pianta,
ma ha sempre un fondamento storico. In genere, l'origine dei Casali, sorge
o intorno ad una chiesa, come vedremo in seguito di Casandrino, o intorno
ad un palazzo feudale.
 
Casale - Origine
 
Prima che la bonifica mutasse l'aspetto del paesaggio, la popolazione
nostra si raccoglieva in casali.Erano questi degli edifici isolali,
piuttosto massicci circondati torno torno da mura.
Vi erano nell'interno vasti cortili per cavalli, buoi, asini, pollami,
pecore, dove questi animali, potevano trovare ricovero in
caso di pericolo.Durante il feudalesimo cominciato in Italia
nell'ottocento prima del 1000, Casandrino ebbe il nome di Casale per
l'aumento delle case che di tratto in tratto si formavano
nel territorio allo scopo di metterlo a coltura.Il concetto fondamentale
dell' economia feudale era il seguente: Ogni singolo feudo basti a se
stesso, costituendosi in campo chiuso di produzione e di consumo.
 
 
Etimologia
 
Non é stato semplice cosa trovare l'etimologia del nostro paese. Alcuni
studiosi del luogo suppongono che derivi da Casa Trina,territorio con tre
case. Tale opinione è da scartarsi.Andremo incontro, ammettendo tale
ipotesi, ad un ibridismo d'italiano e latino,inconcepibile;si sarebbe
detto senz'altro : Trecase. Altri farebbero derivare Casandrino da Casa
Andropon,dal greco Andropos, che significa casa dell'uomo e le case non
sono adibite per il ricovero degli uomini ? Nè può derivare da Androna che
era il luogo pubblico dove gli uomini si radunavano per le discussioni.
Data la pochezza delle case non avevano davvero bisogno gli abitanti di
Casandrino d'un luogo pubblico per radunarsi.
 
Androna locus publicus ubi viri invicem confabulantur.
Luogo largo circondlato torno torno da mura, dove gli uomini si radunano
per le discussioni.
 
 
La vera etimologia
 
A me pare che la vera etimologia del casale di Casandrino derivi da Casa
Andrena che significa luogo sicuro chiuso torno torno da mura.
 
 
Andrena, locus operÌus undequaque
condusus. (2)
 
La mia tesi viene valorizzata dagli atti della S. Visita fatta dai Vescovi
di Aversa (Archivio Vescovile) che chiamano questo territorio,sempre
Casandrenus Casa-Andrena e da pergamena del periodo Normanno dove, si
legqe che un certo Amerigo figlio di Ugone della villa di Casandrena,dona
all'abadessa del monastero di S.Biagio parte del suo territorio.(anno
1122)
 
 
Casandrino è d'origine romana
I Coloni
 
Molti coloni, lasciata Roma, formarono la loro residenza nell'agro
napoletano,favoriti e incoraggiati dai saggi criteri dell'Urbe,al quale,
conquistate le terre,le distribuiva ai coloni col canone di alcuni
sesterzi,(3) quasi in enfiteusi, perché le coltivassero, creandovi
famiglie secondo i principi e le mentalità romane.Questi coloni avendo a
disposizione, come propria, una certa zona di terreno, pensarono subito a
costruirvi le casae, modeste e povere abitazioni con davanti uno spiazzo
(curtis - corte - cortile) per sè e la famiglia,la quale cresceva, senza
preoccupazioni, contentandosi del poco.Naturalmente, col volger degli
anni,le casae s'i ingrandirono con più ampii fabbricati e più vaste corti,
fino a formare dei villaggetti e delle borgate che prima di diventare,in
epoca molto posteriore dei veri e propri paesi e comuni autonomi, ciò che
avvenne largamente durante il ducato di Napoli, furono denominati casali e
presero il nome dalle ville dei patrizi, moltissimi da quei coloni che per
i primi vi avevano preso stanze.Questi coloni poi col tempo,e propriamente
all'epoca longobardo, assunsero la qualità di tertiatores per quel terzo
di prodotto che dovevano allo Stato o al padrone. Anche oggi chiamasi
terza la rata di pigione quadrimestrale, per quella porzione di prodotti
che erano tenuti a corrispondere nella qualità di poritinarii (da portio)
donde vi è venuto il dialettale parzunale.Tale fu l'origine di quasi
tutti i comuni,posti nella regione, detta allora Liburia, più tardi Terra
di lavoro, tra i montes super Suessulam come dice Livio, l'agro nolano e
il fossatum pubblicum, a Grumo, Melito,Casandrino. (agro napoletano)  
 
 
 
 
 
 Passa l'istoria operatrice eterna.
tela tessendo di sventure e di glorie;
uman pensiero, a nuovi casi audace,
romperla crede.
E tuttavia, silenziosa fati
nuovi aggroppando ne la trama antica
tesse e ritesse l'ardua tessitrice,
tra l'alpi e il mare...
 
CARDUCCI.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
PARTE 1
STORIA
 
 
Casandrino di ieri
 
 
 
Governo del comune di Napoli
 
 
Il Comune di Napoli anticamente era governato dai gentili uomini delle
Piazze nobili di Capuana, Montagna, Forcella,Nido,Portanova o di Porto.(4)
Appartenevano questi Nobili alle famiglie Patrizie Napoletane e dovevano
essere cavalieri maggiori di anni 21 o emancipati.Le piazze Nobili( o
Sedili) erano uguali tra loro e non avevano preminenza di sorta, solo i
nobili di Capuana e di Nido per numero di personaggi, per titoli, feudi e
ricchezze erano tenuti in maggiore considerazione,Ogni Piazza del popolo
costituivasi dai  ventinove capitani delle ottine che venivano scelti dal
Re o Vice Re, tra cui sei persone nominate dal popolo.Il loro ufficio era
annuo, potevano però essere riconfermati.Ciascuna Piazza nobile era
rappresentata e governata dai sei cavalieri deputati, meno quella del Nido
che ne avevano semplicemente cinque, donde questi deputati ebbero il nome
di cinque o sei. La Piazza popolare era governata dal proprio eletto e da
dieci consultori scelti e nominati in ciascun anno da 58 procuratori
eletti dal popolo.Le Piazze nobili avevano la facoltà di poter privare i
loro membri dei diritti e degli onori del Seggio; alcune avevano privilegi
speciali. Quella di Capuana ad esempio, aveva il privilegio di ricevere
solennemente il nuovo Arcivescovo,e dare il capo alla magistratura
popolare che reggeva la casa della SS. Annunziata; al Sedile di Porto e
alla Piazza del Popolo era riservata la giurisdizione esclusiva del
mercato.Il Sedile di Capuana aveva l'estaurite, cioè il Governo e
l'Amministrazione di alcune Chiese come quella di S. Maria del Tomacelli;
quella del Nido aveva l'estaurite della chiesa della Trinità, e quella di
Porto, l'estaurite di Santa Brigida.Le Piazze deliberavano su tutto quanto
riguardava l'Amministrazione del Comune;nominavano gli ambasciatori ed
agenti della Corte, i Cappellani del Tesoro e tutti gli Ufficiali Maggiori
o minori, che erano in dipendenza della Città.Il Sindaco per turno veniva
nominato dalle Piazze Nobili(ordine rotae, rotam servando) queste avevano
anche il diritto di creare in occasione di mutamenti politici per guerre o
per invasione nemica una Giunta, la quale assumeva il Governo Politico
della Città e in certo modo anche del Regno e dicevasi Deputazione del
buon Governo, aveva anche l'attribuzione di deliberare i donativi del Re e
imporre le gabelle necessarie in tutto il Regno.La Città di Napoli nei
tempi a cui si riferiscono le carte dell'Archivio Municipale aveva un
patrimonio particolare che consisteva in gabelle ed arredamenti propri, in
olearia era un cespite assai considerevole così nell'entrata come nelle
spese della Città ad essa spettava pure l'ius patronatus sulla Cappella
del Tesoro di S. Gennaro del Duomo e su qualche altra chiesa o
luogo pio, in Napoli o nelle vicinanze.La Città nei tempi di cui
discorriamo era divisa in ventinove ottine, le quali ordinariamente si
comprendevano in 9 quartieri. Sette borghi facevano parte integrale di
essa e 37 casali formavano il suo distretto o territorio. Ciascuno di
questi aveva un particolare governo di propri eletti e sindaci che
talvolta venivano chiamati per trattare di cose riguardanti il comune
interesse.
 
 
Come si chiamavano i Casali?
 
I Casali di Napoli anticamente si chiamavano Vici, Villae,Pagi, ecc.Questi
facevano un corpo con la città godendo l'immunità, privilegi e prerogative
di essa. (5) I Casali avevano le consuetudini napoletane; pure sembra che
avessero una tal quale indipendenza amministrativa.Ognuno di essi ha la
sua storia ed anche la sua mitologia:nella storia dell'origini dei popoli,
delle Città, delle famiglie, vi é sempre una larga parte di favoloso o di
fantastico. Per quello che concerne i Casali di Napoli sarebbe
interessante salendo alle loro origini ricercare quanto vi è di vero,
quanto di fantastico nelle notizie che si hanno intorno ad esso. Un altro
studio sarebbe curioso: intorno ai culti che alcuni ebbero per particolari
santi, al modo affatto speciale per onorarli e del quale ora si trovano
ricordi.Le origini dei Casali variano, ma in generale essi sorsero o
intorno a un santuario, o intorno ad un palazzo feudale.Di quelle di
Casandrino si racconta che : le case situate nel locus Casandreni si
fortificarono verso l'anno 1000 della era volgare, aspettato con grande
ansietà da molti perché credevano essere quello l'anno della fine del
mondo.Questa credenza aveva prodotto l'abbandono di ogni fatica e
coltivazione;quindi la carestia tormentava tutti, Il male incrudeliva e le
campagne venivano infestate da sbandati, fuorusciti e masnadieri.
Gl'indigeni per difendersi dovevano, stare insieme in luoghi pressocchè
inaccessibili o comunque forti per natura onde potervisi facilmente
rinchiudere e difendere.Spuntarono così i primi nuclei del territorio di
Napoli,che ebbero poi il nome dei Casali.Casandrino, come vedremo in
seguito, segnava il confine tra Napoli e la Liburia, ossia Terra di
lavoro.
 
 
Casandrino è il 21° Casale di Napoli.
 
 
Gli storici dei Casali di Napoli che numero danno a Casandrino?Il 21°.Un
primo elenco l'abbiamo negli studi fatti dal Capasso sul Ducato
Napoletano.Egli dice che nell'Ager Neapolitanus i Casali erano 47.
Casandrino é il 21°; eccone l'elenco: (6)1° Pausillipus; 2° Foris Crytam;
3° Subtuscaba (Soccavo):4° Planuiria; 5° Antinianum, ad illa Conucla
(Conocchia);6° Caput de Monte ; 7° Secundilianum ; 8° Miana ; 9° Claulanum
(Chiaiano); 10° Piscinula ; 11° Pulbica (Polvica); 12° Balusanum ;
13°Maranum ; 14° Calbectianum (Calvizzano); 15° Granianum pictulum;
16°Munianum ;17° Cuculum (Panicocoli ora Villaricca); 18°
Caloianum(Qualiano); 19° Iulianum ;20° Malitum ; 21° Casandrum seu
Casandrinum ; 22° Malitellum;23° Anthimus; 24° Fracta ; 25° Grumum;
26°Arcupintum ;27° Afraore - Cantorellum ; 28° Artianum ; 29° Lanceasinum;
30° Casauria ; 31° S. Petrus ad Paternum, seu Paternus ad S. Petrum ;
32°Arcora ; 33° Pomilianum Foris Arcora ; 34° Licianum foris Arcora ;
35°Pacianum foris. Oltre il Sebeto :erano : 36° Quartum ; 37° Giniolum ;
col precedente si forma S. Giovanni a Teduccio ; 38° Casabalera ;
39°Tertium ; 40° Sirinum (dove ora è Barra) ; 41° Ponticellum ;
42°Porclanum;43° Grambanum ; 44° Capitinianum ad S. Ieorgium (questo e il
precedente formano S. Giorgio a Cremano) ; 45° Portici;46° Resina ; 47°
S.Andreas ad Sextum (ove ora è Pugliano);48° Calastrum ; 49° Sola.Un
secondo elenco di Casali si ricava da una carta che contiene un ricorso di
popolani e di revocati dei Casali circa il pagamento di alcune collette e
la decisione della Magna Curia.(7)
 
 
 
I revocati erano coloro che per esimersi dalle fiscali imposizioni e
collette abbandonavano i loro paesi e ciò in danno degli altri cittadini i
cui pesi venivano così ad essere aumentati: quindi erano richiamati ai
loro paesi ed erano detti revocati. Essi non volevano pagare neanche nei
paesi ove si trasferivano.
 
 
 
In un cedolare dell'epoca Angioina, troviamo un altro elenco di tutti i
Casali di Napoli, e Casandrino è sempre registrato il 21°. Da tale elenco
risulta la tassa che gli abitanti pagavano e i nomi dei collettori
deputati alla riscossione; si potrebbe approssimativamente ricavarne anche
la popolazione dei Casali a quel tempo. (8)Il Cedolare registra i seguenti
Casali:1° Turris Octava, detta anche Torre del Greco dal vino greco che
produceva; 2° Resina ; 3° Portici ; 4° Sanctus Anellus de Cambrano ;
5°S.Georgius ; 6° S. Iohannes ad Tuduczulum;7° Casabaleria; 8° Sirinum;
9°Sanctus Ciprianus; 10° Ponticellum Magnum et Parvum; 11° Tertium ;
12°Porclanum ;13° S. Petrus ad Paternum ; 14° Porzanum ; 15° Casauria ;
16° Canterellum 17° Afragola; 18' Arcus Pintus; 19° Fracta Maior ;
20°Grumum ; 21° Casandrenum ; 22° Arzanum ; 23° Casavatore; 34° Lanzasinum
25° Seeundulianum ; 26° S. Severinus ; 27° Mianella ; 28° Miana ;
29°Pollena ; 30° Piscinula ;31° Marianella ; 32° Polvica ; 33° Playanum
(Chiaiano) ; 34° Vallisanum ; 35 Turris Marani ; 36° Maranum; 37°Carpignum
38° Panicocolum; 39° Malitellum; 40° Caliana (Qualiano);41° Pianura ;
42°Posillipum ; 43° Succavus. A questi 43 bisogna aggiungere Calbiczanum,
Mugnanum et Malitum. Complessivamente i Casali erano tassati per once 186
mentre tutta Napoli per once 506; la popolazione dei Casali era quindi
calcolata su questa base la quarta parte di quella di Napoli ; era da 25 a
28mila abitanti. (9)Sotto gli Aragonesi i Casali furono esentati dal
focatico,perciò non vi fu nessuna ragione di fare enumerazione ufficiale
di essi e quindi mancano da questo lato notizie precise intorno alla
popolazione che varia in ogni secolo e dominazione. (10)
 
 
Relazione tra Napoli e i suoi Casali
 
 
Le relazioni tra Napoli e i suoi Casali sono state sempre strettissime, i
vantaggi che ritrassero dalla vicinanza di questo centro così importante,
sono stati sempre notevoli.(11) Ad eccezione dell' epoca Viceregnale (in
cui il grande aumento della popolazione fu dovuta ai Baroni che lasciavano
i loro feudi per venire alla capitale) in altri tempi la popolazione dei
Casali crebbe parallelamente a quella della Città .
 
 
Epoca Angioina
1265 al 1442
 
 
Nell'epoca Angioina gli abitanti di Casali oltre alle collette ed altre
fiscali imposizioni soggiacevano a maggior peso degli altri sudditi del
Regno, cioè al pagamento annuale alla R. Corte di tre tareni.Politicamente
avevano il privilegio di essere del R. Demanio. Ma tal privilegio di cui
cedettero anche sotto gli Angioini non fu veramente molto rispettato e
vennero dati parecchie volte in feudo ; alcuni si ricompravano col loro
danaro in virtù dell'ius praeIationis, ma ciò nonostante e in barba a
tanti reclami erano riconcessi in feudo soprattutto in quell'epoca
Viceregnale in cui tanto danaro fu estorto a Napoli a beneficio dei Re
Spagnoli.Il VTiceré Conte di Monterey vendé tutte le terre demaniali
compresi i Casali di Napoli, sia che avessero tale privilegio per grazia
del Re, sia che l'avessero acquistato riscattandoli ; e nel 1783 di 30
casali esistenti, 20 erano baronali.Più rispettata fu la prerogativa avuta
dagli Aragonesi in poi di non pagare le imposte di Napoli, queste però
riguar dava soltanto le tasse ordinarie con tutti i donativi che Napoli
offriva ai Re di Spagna.I Casali non pagavano imposte di consumo, lo prova
il diploma di concessioune di Ferrante d'Aragona ad Angelo Cuomo, nel
quale concede a tutti coloro che vanno ad abitare nelle case da lui
edificate presso Arcora (primo nucleo di case di CasaInuovo) tutte quelle
immunità e franchigie degli altri Casali di Napoli e li esenta da
qualsiasi gabella,tranne quella imposta per riparare le mura di Napoli, e
concede altresì di vendere, vino greco, mosto ed altre qualsivoglia cosa,
soliti a  vendersi in altri ospizi, franchi, detti vani, da qualsivoglia
diritti terziari ed altre gabelle, praeter,quelle per le mura di Napoli.
Così su per giù con relazione un po vaghe si andò innanzi sino alla
restaurazione, dopo la quale i Casali divennero comuni Suburbani.Nel 1783
troviamo solo 30 Casali ; gli altri erano entrati nella cinta cittadina,la
quale era molto estesa ; dal lato del mare giungeva dov'è ora la
Parrocchia di S. Giovanni a Teduccio, in seguito si è venuta stringendo
sempre più, e di Casali sono stati sempre avventurati, specie ora che le
vie di comunicazioni sono tante più facili e ognuno di essi vede crescere
la sua popolazione e la sua ricchezza sempre all'ombra di Napoli.
 
Un documento importantissimo per la storia della topografia nostra è la descrizione
dei confini di Napoli e dei suoi Casali fatti a due riprese nei secoli XVll e XVIII
in occasione  arredamento della gabella sulla farina (12).
 
 
 
I Longobardi in Italia.
 
 
I Re Longobardi che succedettero ad Alboino, estesero per le successive
conquiste lo Stato a tutta la penisola, salvo la spiaggia lungo il mare
Adriatico, la quale rimase soggetta ai Greci, e salvo altresì le Città di
Roma, Napoli e Venezia,le quali dapprima furono sottoposte ai medesimi
Greci, quindi si resero indipendenti (13).
Tutto il Regno dei Longobardi fu distribuito in 36 grandi Province e sotto
altrettanti Duchi. Ciascun Duca capitanava in guerra le genti soggette, e
le reggeva in pace.Ogni ducato comprendeva parecchi distretti. Ogni
distretto era retto da un centenario : ogni villaggio era retto da un
decano.Ciascuna famiglia obbediva al proprio capo il quale stava garante
per essa dinanzi al decano o al centenario. Tutti iLongobardi atti alle
armi erano obbligati a servire in guerra.Questi popoli di origine
scandinava con violenza, si rovesciarono su l'Italia settentrionale,
spargendo ovunque terrore e morte. Dall'Italia settentrionale passarono
nella centrale e attraverso la Toscana e l'Umbria si spinsero fino alla
nostra regione ove fondarono il ducato di Benevento e più tardi estesero
il dominio a Napoli e nelle sue vicinanze.Lo Stato dell'Italia Meridionale
era veramente miserando ed atroce, i Duchi di Benevento, Capua, Amalfi,
Napoli, Salerno erano in continue lotte tra loro, causato dai Longobardi,
ma Costante Secondo li guerreggiò, soggiogò buontratto del Ducato
Beneventano, occupò varie terre dei Longobardi ed istituì Duca di Napoli
un certo Basilio. Così nacque il Ducato di Napoli che combattè contro le
barbarie dei Longobardi, dei Saraceni, e dei Normanni fino al 1140.
 
 
L'ultimo periodo del ducato (14)
dal 900 al IOOO
 
 
Dopo che Pandolfo IV fu espulso da Napoli continuò a mostrarsi vivo
l'antagonismo fra le due razze in un seguito di offese e moleste
reciproche. Tacque finalmente quando si compi l'ultima rovina della razza
Longobarda di li a meno di mezzo secolo. Scomparso ogni avanzo del suo
dominio sopravvisse il ducato di Napoli, per più di 60 anni, saldo,esso
solo, contro la potenza formidabile che abbattè e sommerse quanti erano da
secoli fattori storici dell'Italia meridionale. Perchè, sia in questo
strascico della lotta vecchissima fra Napoletani e Longobardi, sia negli
ultimi scoppi altrove del malcontento indigeno contro la dominazione
bizantina, sia nello sviluppo degli intrighi e di gare perpetuatesi
nell'interno dei singoli stati e fuori fra Stato e Stato, quando morirono
le ultime faville della rivalità fra i due imperi, nacque e si fece largo
la nuova forza dei Normanni che finì per confondere in un solo stato tutti
i diversi statarelli e domini precedenti e creare un'era nuova nella
storia del mezzogiorno.
 
 
 
 
I Normanni
nel mezzogiorno d'Italia
 
 
Alla Potenza dei Normanni soggiacque il Ducato. Al principio del 1024
quaranta pellegrini Normanni tornando su navi Amalfitane di Terra Santa
posero l'ancora a Salerno mentre appunto si presentò dinanzi alla Città
una flotta di saraceni richiedendo una forte contribuzione. Bandite le
armi in compagnia di pochi cittadini i valorosi normanni s'avventarono
sopra i pirati e ne fecero terribile strage. Né oro,nè promesse li
poterono trattenere e tornarono alla Patria promettendo di mandare altri
della loro Nazione.
 
 
I Drengot
 
 
Invero poco dopo (1017) col pretesto di andare a perdono al Monte Cargano
arrivava il cavaliere Drengot con cento compagni a Salerno e unitosi a
Melo, potente fuoruscito di Bari, riportava tre vittorie sui Greci e fu
poi disfatto a Canne ove perirono parecchi dei suoi commilitoni. I
superstiti con l'aiuto venuti dalla Normandia combatterono al soldo di
Enrico Imperatore, dei Principi di Salerno e di Capua, ed ebbero in premio
del dimostrato valore la Città d'Aversa, col titolo di conte ; a Rainulfo
successe il fratello Drengot come vedremo.
 
 
Contea d' Aversa,
Primo dominio dei Normanni. (15)
dal IOOO al 1130
 
 
Prima della restaurazione di Sergio IV, nulla aveva tolto ai Normanni alla
vita randagia di soldati mercenari. Il territorio che, secondo qualche
analista tedesco, avrebbe loro concesso quaggiù, dovette essere quel
dominio della contea di Sora, che l'Imperatore donò propriamente ai tre
nipoti di Melo affidati alla difesa di un drappello normanno e la
successiva licenza di abitare in Puglia, che diè Corrado Il ai Normanni,
unite ai suoi principi per difendere dai Greci questi termini del suo
Regno non fu certo concessione di dominio. Il Duca Sergio di Napoli fece
prima una tale concessione; e primo fra i principi del paese contrasse
parentela con uno di quegli stranieri. Della vasta pianura, che si
distende a Settentrione di Napoli, circoscritta in forma di rombo, dalle
alture di Capodimonte, da Cancello, da Capua,e dal lago di Patria il lembo
settentrionale era campagna di Capua; la zona media appartenente alla
Liburia e il Lembo Meridionale, Campagna di Napoli, obbedivano al Duca di
questa Città. Niun luogo al mondo, cantava il poeta Pugliese, era più
giocondo, di quel tratto della Liburia, pieno di ricchezza,utile, ameno,
abbondante di seminati, di frutti, di prati di albereti (16).Quivi su
l'uno e l'altro fianco della via che da Napoli correva quasi diritta
all"Anfiteatro dell'antica Capua, tagliando a mezzo quella distesa
verdeggiante di campi, spargevansi numerosi villaggi e casali, assai più
che non siano oggi. Perchè nei documenti del tempo, coi nomi tuttora vivi
di Casolla, S'Adiutori, Teberola, Saviano, Piro, Pascariola ed altri,
ricorrono quelli, oggi periti di casa Aurea, Raviosa,Pastorano, Decazano
ed altri. In mezzo a questi si appiattava in silenzio un altro aggregato
di abitucci campestri, aggruppatisi probabilmente attorno ad una chiesa di
S. Paolo quasi al centro del rombo indicato. Contro l'opinione comune,
Averza già esisteva, prima del 1030. Ma il nome oscuro fino allora che
indicava nulla più che quel casale, solo allora salì in fama, fatto in
borgo, sede di un conte ed elevato a Città munita. Narra il più antico
storico dei Normanni che Sergio IV ristorato nel dominio, perchè non gli
potesse far danno la milizia di Pandolfo, andò da Rainulfo,uomo ornato di
ogni virtù che convenga a cavaliere e gli diè moglie sua sorella, di
fresco rimasta vedova del conte di Gaeta e gli chiese che si ponesse
contro la superbia del principe Pandolfo. Quindi, per rintuzzare la
ferocia di questo nemico fece attorniare Aversa di fossati e di siepi,le
assegnò a patrimonio un tratto feracissimo della Liburia sparso di molti
casali e vi stabilì come conte il cognato Rainulfo.Il Duca di
Napoli,dunque diè mano aIl'opera di ampliamento e di difesa della vecchia
borgata allorchè la concesse a Rainulfo, per farsene baluardo contro il
principe Capuano. Il conte, suo vassallo, prosegui e condusse a termine
l'opera. E compiuto che ebbe le mura della città di Aversa, Rainulfo spedì
legati in patria che facessero accorrere qui altri Normanni riferendo
quando sia amena la fertilità pugliese promettendo subito ricchezze ai
poveri, altre fortune ai ricchi. Le quali cose udite, poveri e ricchi
vengono qui in gran numero. Ne cresce ogni di più l'onere dei Normanni e
ogni dì più si moltiplicano i cavalieri. Da questo ebbe principio in
Italia la nuova potenza straniera. Poi nutrita da un'immigrazione
continua, crebbe e dilagò con portentosa rapidità resi successivamente con
astuzia e valore,strumento della fortuna Normanna tutti gli elementi
politici del paese e i suoi varii bisogni con quello del ducato di Napoli
di guardarsi da Capua. Cosicchè, nel corso di una metà di vita d'uomo o
poco più distrutti gli ultimi avanzi della vecchia dominazione
longobarda,scacciata dai suoi ultimi rifugi la più vecchia signoria
bizantina, abbattuto per sempre il diritto di supremazia che s'erano
contesa i dui imperi d'oriente e d'occidente, tutto soggiacque all'urto
della nuova forza, meno il piccolo Stato napoletano.
 
 
Il Ducato autonomo
 
 
Con quel baluardo al confine, il duca Sergio si tenne sicuro del principe
Pandolfo, tanto da osar qualche offesa. L'Abate Teobaldo, che,da
quattr'anni, rimesso da Montecassino, viveva quasi prigioniero in un
convento in Capua,segretamente richiese il duca di Napoli che lo andasse a
liberare, E il duca nel giorno stabilito si recò con i militi al luogo
convenuto. Teobaldo uscì di Capua, come a passeggio, s'inoltrò fino alla
Chiesa di S. Marco alle pendici del Monte S. Agata e di qui passo passo
andò a raggiungere le milizie di Sergio con le quali si mise in salvo a
Napoli.Dall' argine opposto a mezzodì, parve respinta altrove l'attività
di Pandolfo IV. Prima ne sentì i colpi Gaeta, che Emilia, vedova di
Giovanni III, reggeva in nome del nipote Giovanui V.Contro di lei che
aveva dato ricovero a Sergio IV, esule,e forse anche soccorsi alla
ristorazione il torbido principe sfogò a un tempo la sete di vendetta e di
maggior dominio.La donna ed il fanciullo disparvero non so come e
quell'indigeno cadde in potere del principe longobardo 1032 che accrebbe
l'usurpazione in danno di Montecassino, molestò i monaci del
Volturno,tentò anche in ultimo di rapire il principato beneventano al suo
parente Pandolfo III; ma lasciò in pace il duca di Napoli, finchè gli
seppe devoto il forte Conte di Aversa ecc, ecc....
 
 
Casandrino occupato dai Normanni
1033
 
 
E in quel crescere dei nemici, Pandolfo IV pensò spezzare il legame fra
Sergio lV di Napoli e il normanno Rainulfo. Lo favori la fortuna togliendo
dal mondo la principessa Napoletana data in moglie a costui e più ancora
la mutabile fede dell'antico mercenario. Una sorella del principe sedeva
sul trono di Amalfi, moglie com'è da credere di quel duca Giovanni Ill. E
il principe ne offerse la figliuola al conte di Aversa chiedendogli pace
ed amicizia. Il cupido conte accettò il partito, passò ai servigi di
Capua, contro quanti erano nemici di Pandolfo, divenuto suo zio, e staccò
in tutto e per sempre da Napoli quell'altro territorio. D'allora quindi,la
la nuova città di Aversa, sorta a baluardo del ducato, fu ai napoletani
minaccioso e molesto avamposto di nemici. Di là i normanni si estesero
inoltrandosi fin dentro l'agro di Napoli vi occuparono Casandrino,Grumo,
qualche altra terra, soggiocarono Acerra al confine della Liburia,
ridussero a loro dominio tutto intero il Lago di Patria.E i cittadini di
Napoli maledissero all'insolenza dei cupidi vicini. che ne usurpavano gli
averi.La defezione di Rainulfo accadde intorno al 1033. In quest'anno di
ottobre Sergio IV rinnovò e confermò le antiche concessioni ecc..... (17)
 
 
Da quanto tempo esiste Casandrino?
 
 
Qui non si può dare una soddisfacente risposta, giacchè nessun documento
indica l'epoca in cui fu costruito il nostro paese.Dai documenti e dalla
storia dobbiamo congetturare che Casandrino esiste da quasi mille anni e
più. Questa terra fin dal 1045 non era nè casale, nè villaggio, ma un
fondo rustico colla sua casa colonica (18).
Come s'è provato in precedenza - Casandrino fu occupata dai Normanni nel
1033.Almeno doveva esistere da 50 anni.Fatti i calcoli l'esistenza di
Casandrino deve cominciare nel 983 prima del 1000.Non possiamo parlare di
questo Casale se prima non parliamo dell'origine di Aversa, perchè Aversa
e Casandrino hanno tale una affinità tra loro che non possiamo sdoppiarli.
La città di Aversa fu fondata da Rainulfo verso il 1020-22. Questi ne
commenta la dolcezza del clima, l'amenità delle sue campagne, la salubrità
dell'aria e la fecondità del terreno, l'abbondanza dei frutti, pascoli,
vini e piante.Molti scrittori vorrebbero che Aversa prima si chiamasse
Atella; ma molte testimonianze tra le quali, quelle dello storico Pugliese
prova essersi questa città chiamata sempre Aversa. Gallorum exercitus
Urbem, condidit Aversam. Da alcuni diplomi di Giordano I. Rainulfo ed il
figlio Riccardo vengono chiamati Comites Aversanos e finalmente Odorico
Vitale che la nomina Urbem adversis. Questo scrittore delle cose normanne
il quale visse nell'anno 1000 dice che Aversa fu fondata dai primi
Normanni, che abitarono le Puglie e dai Romani perchè veniva edificata da
gente ad essa loro avversa e nemiea e perciò fu chiamata Adversa pag. 468
del tomo18 Bibliot. Patrum. Haec est urbs a Normannis qui primo Apuliam
incoluerunt costructa est, et a Romanis qui ab adversis sibi coedibus,
costruebatur,  Adversa dicta est.Nelle lotte tra i principati, i Normanni
prestarono servizio agli uni ed agli altri, ed in compenso ottennero delle
terre. Così il Duca di Napoli concesse nel 1027 a un capo dei Normanni
Aversa, già fondata da Rainulfo che divenne il primo nucleo di un
principato Normanno.
 
 
(1)  Eschuzionarie - Sono i cellari.
(2)  (codice cartaceo vedi Bibl. 'Vat. N, 12935 foglio 47 N.40.
(3)  Sesterzio - Moneta antica romana, d'oro o d'argento.
(4)Du Gange - Glossarium Mediae et infimae latinitatis.
(5)PALUMBO - Comuni Meridionali, pag. 232 vol. 1.
(6) CAPASSO - Monumento, ecc. vol. 2° pag. 164.
(7) CHIARITO - Commento, pag. 138.
(8) Del Pezzo - Napoli Nobilissima, pag. 139 voi. I.
(9) Del Pezzo - Napoli Nobilissima p. l39 Vol. I.
(10) Del Pezzo - Napoli Nobilissima p.140 Vol. I.
(11)DEL Pezzo Napoli Nobilissima Voi. I pag. 158.
(12) SCHIPA M. Storia del Ducato di Napoli 1895.
(13) RICOTTI Storia Patria pag. 16.
(14) Per il Ducato di Napoli mi sono servito dei Vol.16-19. Archivio
Storico Province Napoletane dello Schipa. Vedi pure lo stesso Schipa
Mezzogiorno d'Italia Cap. IX pag. 134. Il Duca di Napoli.
(15) Archivio Storico. Province Napol. XIX fasc. 1 pag. 4.
(16) Guill. Apul. Gesta Roberti l. v. 170 sgg. MON. GERM. Vol. IX 244.
(17) Schipa - Ducato di Napoli vol. 19. Archivio Storico Provincie Na-
poletane.
(18) Nel fondo Catena si trovano i ruderi di Casandrino.
 
 
 
Documenti
Importanti
 
Sei documenti importanti provano l'antichità di Casandrino.
Ho voluto fare la sintesi di ognuno prima in italiano aiutando la maggior parte dei lettori a comprendere il significato, poi segue il testo latino per gli studiosi.
 
 
 
1° Documento
 
Il primo è dell'anno 1045 che trovasi nel Capasso.Monumenta ad Neapolitani Ducatus etc.Vol. 2° pag. 294  n. 482 dove si legge che:
 
......
 
Una certa Maru dona a suo fratello Greorio alcune terre poste nel territorio di Casandrino:
 
Documento testo latino anno 1045.
 
 
Documento II Anno 1122
 
Sotto l'anno 1122, il 1 anno di Giordano II, principe di Napoli e conte di Aversa, XIV indictionis Aversae, si trova il seguente documento che dice così:
......
Ugo f. del q. Geroldo, milite di aversa dona al presbitero Pietro di Casandrino, e dopo la morte di lui, alla chiesa di S.Paolo, una casa in Casandrino e tre terre nel territorio dello stesso villaggio, e propiamente nelle località di Marini, Turone, Campo longo (1).
 
Testo latino
 
In nomine Domini Nostri Iesu Christi Dei Aeterni.Anno ab Incarnatione eiusdem redemptori MCXXII ind. XIII et primo anno principatus domini II Iordani gloriosissimi principis Capuae et Comitis Aversae.
 Ego Hugo, filius quondam Geroldi, unus ex militibus  praescriptae civitatis Aversae, una cum filio meo Geroldo, per amonitionem quam a te domne Petre venerabilis presbiter, filii quondam Iohannis Farrichelli, qui abitas in nostra Casandrini audivi, et propter bonum servitium quod michi fecisti, proposui animo meo habere partem cum iustis. Qua de causa, pro amore Dei Omnipotentis, suaque genitricis semper Virginis Mariae, nec non et in honore omnium sanctorum et pro redempione animarum nostrarum parentunque nostrorum, et ut semper maneamus in orationibus ecclesiae Beati Pauli quae est mater nostra et rectorum et gubernatorum eius, per hoc videlicte scriptum, et in presentia subscriptorum testium in perpetuum do et trado tibi Petro et haeredibus tuis, in preesentia
 
(1) Vedi Codice diplomatico Normanno di Aversa di Alfonso Gallo pag. 29.
 
domini secundi Roberti Aversanae Episcopi, offero totam terram quam praedictus pater tuus Ioannes pro haereditate tenuit et possedit a nobis in vita sua, nominatim: In prenotata villa Casandrini intergrum unum fundum terrae, in quo est sita domus vestra, et in territorio eiusdem villae integras tres petias terrae, et ut ipse, post obitum suum: usque modo illas a nobis tenuisti. Quarum prima exeius est in loco quì nuncuraptur clausura domini Marini, et continet per passus modium unum. Secunda petia terrae est in loco qui dicitur Turone, contineque per passus modios duos. Tertias petie est in loco quì vocatur Campus longus et continet per passus modios duos. Et cum ista terra concedo et confirmo tibi Petro et haeredibus tuis, aliam petinam terrae que est in loco qui dicitur Spacio et pro redemptione  animae suae , per aliam cartulam, dedit et tradidit vobis ipsam domina Margarita, continetque per passus modios duos, tali quidem pacto ut dum vixseris, tu iamdicte domne Petre presbiter, cognomine Farrichellus, in una quaque heddomanda, pro redemptione animarum nostrarum parentum nostrarum, et pro animabus omnium fldelium defunctorum, missas tres decantes, et in conversione S.Pauli suae curiae duos capones reddas, et in natale apostolorum Petri et Pauli alios duos capones. Et post quam ab hoc saeculo vita finieris si habueris filium clericum vel plesbiterum, ibidem servitium reddat et hoc ordine tu et tui haeredes quos costitueris, et haec cartula ex donatione tua in manu appareurit, totam illam terram tenere et possedere debitis in vita vestra. Et dum de hoc saeculo ad vitam transieritis memorata terra, cum omnibus quae continet, in praescripta ecclesia Beati Pauli Apostoli revertatur sine ulla calunnia vel molestia, quae a me supradicto Hugone, filio Geroldi, vel a meis haeredibus seu successoribus eidem ecclesiae et vobis sit infrenda. Quod si quis huius nostrae donationis, offertionis et confirmationis paginae contemptor ac violator in aliquo esse presumpserit, tibi et haeretibus tuis libram unam auri purissimi persolvat. Insuper ille qui hoc malum facere temptaverit sit maledictus ab Onnipotenti Deo, (1) et a sua genitrice Maria et a cetu sanctorum trecentorum decem et Octo Patrum et ab omnibus sanctis;
 
(1) Maledizione
 
anima quoque eius mortis incurrat periculum et alienus a corpore et sanguine Christi fiat, habeat partem cum Anna et Caipha et cum Iuda qui Dominum nostrum Iesum Christum tradidit et laqueo se suspendit, et deglutiat eum terra sicut degluvit Datham et Sbyron nisi resipuerit, et quemadmondum superius legitur praenotatae ecclesiae sancti Pauti et vobis praescriptam terram quietam et in pace dimiserit. Solutaque pena auri et dimissione facta, hoc scriptum, cum omnibus quae continet, firmum, maneat munitum atque inviolabile maneat in perpetum. Et ut in futurum posteris sit notum, propria manu subiacenti signo crucis signavi et subscriptos testes ut subscriberentur rogavi. Signum crucis manus preadicti Hugonis filii quondam Geroldi .Ego prefatus Geroldus filius eius, omnia quae in hac cartula leguntur laudo et confirmo. Isti tales interfuerunt testes et propriis manibus subscripserunt: Ioannes, preceptor Ecclesiae Sancti Pauli. Paganus canonicus eiusdem Ecclesiae. Villelmus Paparone primicerius, Bonhitus presbiter et primicerius Richardus filius quindam Ganfredi, - Hugo Sorellus de Aversa -  Hunfredus filius quondam Ricardi. Ego Villelmus clericus et notarius permanens in Aversana civitate mense martio rogatus a praedicto Hugone de Casandrino et a suo filio Geroldo hanc chartulamdonationis et offertionis manu propria scripsi.
 
 
Documento III anno 1130
 
Nel 1130 un certo Pietro di Casandrino fa protesta di un muro, abusivamente innalzato presso la sua casa (1).
 
Testo latino:
.....
 
Die 10 m. oct ind. IX Neapoli, Imperante d.n. Iohannes Porfirogenito m. i ann 39 sed. et Alexio Porfirogenito m. i eius filio ann. 12 Sica et Drusu .....
Murum pubblicum cum integrum ex parte simul.....superiora que est ante ipsa arcora parte meridiana est super sua inferiora posita intus hanc civitatem Neapolis in vico
 
(1) Capasso Monumenta etc.21 pag. 402 art.647.
 
 publico qui appellatur Formelle, eadem regione porte S.Ianuarii una cum omnibus etc. sibi pertinentem per chartulam compartitionis quam fecit Petrus qui nominatur Casandrino, filius quidem de Petri, quae vero ambe chartule ipse Ioannes apud ipsos germanos remissit et coheret memorata domum a parte orientis est domum Ioannis Portaro, a parte occidentia est domum Gregorii Portaro et a parte meridiana est domum heredis q. etc., et a parte septentrionis est ipsum murum publicum et a parte meridiana est superiora de me morato Petro de Casandrini sicut inter se exfinat per qua inipsa ingredit. etc.
Scriptum et actum Ioannem Curialem etc.
 
Documento IV Anno 1132   Importante
 
Altro documento, anche del periodo Normanno, trovasi nel Codice o Cartaceo di S.Biagio di Aversa,
del tenore seguente (1).
 
...
 
Un certo Amerigo, figlio di Ugone di Casandrino, ufficiale delle truppe di Aversa, d'accordo col fratello Ugone e con l'assenzo e consiglio del suo Signore Aimone d'Argenzia dona all'Abadessa del monastero di S.Biagio parte del territorio delle ville di Casandrino e di Grumo;  le prime confinano con le terre di Giovanni Rufi e Giovanni Guarino di Melito e con la località dettaFossa de lu fossato di Napoli (2) le altre, cioè quelle di Grumo, trovansi una presso la località detta Piscina e l'altra nelle vicinanze della chiesa di S.Tammaro.
 
Questo manoscritto importantissimooggi è conservato nella Bibliot. Vatic. n. 12935;
è la copia d'un codice pergamenaceo più antico eseguito accuratamente nell'anno 1826 dal monaco benedettino D. Camillo De Rosa (1).
Il manoscritto che sino dal 1922 si conservava presso l'archivio dell Monache di S.Biagio in Aversa fu ceduto in questo anno da S.Ecc.za Rev. ma. D. Settimio Caracciolo Vescovo di Aversa all' Eminentissimo Cardinale Archivista A. Garque e da questi donato all'Archivio Vaticano (dicembre1922) come leggesi in una notazione segnata alla fine del manoscritto.
 
Testo Latino:
 
......
 
In Nomine domini nostri Ihesus Christi Dei eterni. Anno ab Iucarnatione eiusdem redemprotis  1132, et quinto anno principis capue et comitis Averse.
Ego Haymericus filius quondam Hugonis de Casandrino, anus ex militibus prescripta civitatis Aversae, una cum fratre meo Hugone, consilio et assensu domini nostri Aymonis de Argentia per amonitionenm, quam a te domna Sellecta venerabili abbadissa monasterii beati Blasii, quod est situm in suburbio eiusdem civitatis Aversae audivi, proposui in animo meo habere partem cum iustis. Qua de causas, pro amore Dei omnipotentis, seque genitricis semper virginisMariae, nec non et in honore omnium sanctorum et pro redempione animarum nostrarum parentumque nostrorum, et pro animabus omnium fidelium defunctorum et ut semper maneamus in orationibus eiusdem monasterii sancti Blasi, et sanctimonialium, ac rectorum et gubernatorum eius, per hoc videlicet scriptum et in presentia subscriptorum testium, inperpetuum do et trado, et super altare eiusdem monasterii in Liguriae tellure, scilicet in territorio prescripte ville Casandrini integras duas petias terrae meae, et in territorio ville Grumi integram unam petiam terrae meae, cum sepibus et limitibus et viis earum in eis intrandi et exeundi, et cum omnibus introhabentibus subtus et super, atque cum universis earum pertinentiis, ad possessionem et utilitatem eiusdem
 
(1)  Alfonso Gallo - La Charta Aversana nel periodo Normanno - Archivio Storico di Napoli Anno I 1915 - Nuova Serie pag. 542 - e Casamassa P.Antonio O. S. A.
 
monasterii, et ad subiectionem tuam tuarumque sororum de eodem cenobio vobisque canonice  succedentium.
Quarum prima ex ipsis petiis terre que sunt in praefato territorio ville di Casandrini, est in loco qui nuncupatur Paratina, et hos habet fines. A parte orientis est finis terra filiorum quondam Iohannis Rufi, Habet inde passus 42 et medium. A parte meridiei est finis terra eorundem filiorumIohannis Rufi, habet inde passus 50. A parte occidentis est finis terra Guarini filii quondam Iohannis Citi de Malito, et terra Ligori Sansone, habet inde passus 61. A parte septentrionis est finis terra domne Tande Habet inde passus 43. Et per ipsam terram que est domne Tande, et per terram Willelmi Bordelli cum carro et bubus est introitus et exitus istius terrae est in loco qui dirictur Fossa de lu Fussatu Neapotis (1), habens hos fines. A parte orientis est finis terra prenominati Willelmi Bordelli, habet inde passus 45. A parte meridiei est finis alia terra nostra et prenotatus fossatus, unde est via publica, habet inde passus 110. A parte occidentis est finis terra eorum hominum qui nuncupantur Caccabelli de Malito, habet inde passus 59. A parte septentrionis f. 48, est finis terra prescripti Willelmi Bordelli, habet inde passus 100. Tercia vero prenotata percia terre que in supradicto territorio ville Grumi est in loco qui vocatur Piscina, habetque hos fines. A parte orientis est finis terra Iohannis filii quondam presbiteri Donati inde passus 31. A parte meridiei est finis terra ecclesiae sancti Tamari de eadem villa Grumi, et terra que olim fuit de Bonosaltello, habet inde passus 39. A parte occidentis est finis terra Mirilionis hominis Leonardi Baronis eiusdem civitatis Aversae, habet inde passus 39.  A parte Septentrionis est finis terra prescripti Mirilionis, habet inde passus 50, mensuratos omnes cum passu de Friano. Hanc inquam totam terram per preacriptos fines et mensuras ego prephatus Aimericus de Casandrino insimulcum supradicto fratre meo Hugone, ita firmiterconcedo, do, trado, et corroboro vobis illam, ut omni tempore tu iamdicta domna Sellecta abbatissa tibique succedentes ad opus prenominati vestri monasterii sancti
 
(1) Fossa de lu fussato di Napolis . Vedi nota 2° pag. 28. Segna i confini della Liburia.
 
Blasii libere tenatis, possideatis et fruamini ipsa, et totam utilitatem vestram ex ea faciatis, sine ulla calumpnia vel molestia, que a nobis vel a nostris heredibus seu successoribus vobis sit inferenda. Et notum sit omnibus homnibus qui hoc audiunt, quod tu predicta domna Sellecta abbatissa michi prephato Aimerico filio Hugonis de Casandrino  dedisti pro benedictione tarenos honos de moneda Amalphiae trecentos. Unde obligo me et meos heredes hanc meam integram donationem et offertionem antestare et defendere contra omnes homines, qui inde vobis et prenotati vestri monasterii (sic) calumpniam intulerint,aut auferre vel inquietare temptaverint, et non sit nobis lictum vel per nos vel per aliquam submissam personam predictam terram vobis auferre necaliquid ex ea, sed semper quiete et in pace ad opus eiusdem monasterii sancti Blasii teneatis, possideatis, et fruamini illa. Si autem ego qui supra Aimericus, fol. 49, filius Hugonisde Casandrino, vel iam dictus frater meus Hugi, vel prefatus dominus meus Aymo de Argentia, seu herdes vel posteri nostri diabolico stimulo compuncti, ullo adveniente tempore illud quod hoc scripto continentur aliquo modo disrumpere vel dolose removere temptaverimus, obligamus, nos componere libras tres auri purissimi, et medietatem sacro palatio principis, et medietatem prescripti monasterii (sic) sancti Blasii et tibi memorata domna Sellecta abatissa tibique succedentibus. Insuper ille qui hoc malum facere presumpserit, sit maledictus ab omnipotenti Deo, (1) et a sua genitrice Maria, et a cetu sanctorum trecentorum decem et octo patrum, et ab omnibus sanctis nisi resipuerit, et quemadmodum superius legitur, prescriptam terram vobis et prenominati vestri monasterii, (sic) quietam et in pace dimiserit. Solutaque pena librarum, munitum, atque inviolabile maneat imperpetuum. Et ut in futurum posteris sit notum, propria manu subiacenti signo crucis signavi et subscriptos testes ut se subscriberent rogavi. Obnixe quidem prephatum dominum meum Aymonem de Argentia rogavi, ut sua propria manu subiacenti signo crucis firmaret, quod ipse sua gratia fecit.
 
(1) Maledizione.
 
Ego Willelmus clericus et notarius permanens in Aversana civitate Aymerico de Casandrino, et a suo domino Aimoni de Argentia, hanc chartulam donationis et offertionis manu propria scripsi. Ego prephatus Aimo baro de Argentia, amnia que + in hac chartula leguntur laudo et confirmo.
+ Signum crucis manus predicti Aymerici filii quondam Hugonis de Casandrino.+ Ego prenotatus Hugo frater eius insimul cum filio suo Hugone + interfui et consensimus atque subscripsimus. + Ego Herbertus iudex Averse, interfui et subscripsi.Isti tales interfuerunt testes et propriis manibus subscripserunt. + Riccardus Delicatus. + Matheus filius quondam Richardi d'Avenabulo. Presbiter Laurentis cappelanus prephati monasterii s. Blasii. + Robbertus de acerra. + Fromundus Battalla. 7 Alduinus cappellanus
s. Nicolay Averse. + Adenulfus gener Landrini. + Gillebertus frater Norberti de Lussano. + Raynaldus filius Iohannis Bove. Questo documento importante prova che Casandrino, fin dal 1132, faceva parte dei possedimenti del figlio di Ugone di Casasandrino, al quale era stato infeudato dai conti normanni di Aversa.
.........
Questo documento importante l'ho copiato dalla Biblioteca Vaticana N° 12935.
 
 
 
Documento V Anno 1137.
 
Altra notizia di Casandrino l'abbiamo nell'anno 1137
(vedi Capasso Monumenta ecc. vol. 2 art. 635 p. 394 )ove si legge che un certo Alessio dona al monastero dei
SS. Sergio e Baccoalcune terre situate nel territorio di Malito confinante con i territori degli uomini di Casandrino.
 
Testo in Latino
 
......
 
Die 9 m septembri ind. VI Neapoli Imperante d. n. Iohannes Pofirogenito m. i. anno 36 sed et alexium eius filium Porfirogenito m. i. ann. 9 Bonohomus presbiter, filius quidem d. Sergiiqui vocatur de Bustandi, abitatore de loco qui vocatur Malitu maiore, promittit d. Nicodemo ven. Igumeno monatesti SS. Sergii et Bachi qui etc.una cum cunctas congregationes; monacorum eiusdem monasterii propter medietatem de ecclesia bocabulo S.mi Nicolay et beate et gloriose Dei genitricis semperque Virginis Ma riae, que est intus illu campu maiore proprium de memorato monasterio positum vero in ipso loco Malitum Maiore, ubi cum custode pro ipsa mediate ordinaverat, et de memorata integra Ecclesia alia medietate exinde in sua reservaverat protestate...... Pro sufragiis dantur dua Modia de terra que sunt due petie, una que nominatur Terraciadum et alia que nominatur ad illud Cafatino insimul posita in memorato loco... De uno latere terra que detinet homnies de loco qui nominatur S. Anthimum et habet ibidem de longitudinepassi 120 et de alio latere est terra que detinut homnies de memorato loco S. Antimum et habet longitudine passi117de uno capite est campum qui nominatur Adarpu....
Et da tertia quarta et parte terra homnibusde Csandrino.
Scriptum et actum per Gregorium Curialem Bonushommo presbiter, subscripsit et. acc.
 
 
Casandrino ai tempi degli Angioini. 1267 - 1400
 
Passando dal periodo Normanno Svevo a quello Angioiano, la storia offre elementi sempre più chiari e precisi su  Casandrino. Gli Angioini ressero il governo di Napoli dal 1267 al 1400. Questo periodo bastò perchè la citta riavesse dal loro dominio e dalla loro magnificenza innovazioni e splendidezze grandiosissime. Carlo I Conte D'Angiò e di Provenza, fratello di Ludovico il Santo, Re di Francia , dopo Benevento esercitò nell'Italia comunale un'influenza politica. L'insegna, quella che gli Angioini innalzarono contro quella ghibellina fu l'insegna della frazione che governò il Comune. Questo Re fu da Clemente IV investito del reame di Napoli a ciò che ne discacciasse Manfredi che l'aveva occupato e n'era stato scomunicato, per il che Carlo radunato un potente esercito passò il Regno e fatta battaglia con Manfredi l'uccise e acquistò il Regno nell'anno 1266 dal Re Corradino, dopo vari eventi di fortuna. Carlo restò vittorioso e avuto nelle mani il Re Corradino lo fece decapitare pubblicamente con altri signori nella piazza Mercato di Napoli.
 
Primo documento Angioniano che parla di Casandrino.
 
La prima notizia che si ha di Casandrino sotto questo Re Carlo, appare da un diploma segnato nella città di Firenze, ai 18 giugno della I Indictione (che comprende anno 1273) col quale ordinò agli ufficiale della Provincia di Terra di Lavoro che non molestassero un tal Francesco di Csandrino,il quale stava ai suoi servizi nel trasportare il vino per uso "Eschanzionarie nostrae "(1)
 
 
Documento VI. Anno 1273
.....
 
Contenuto del testo Registro Angioino n. 3 (Carlous I
1269 h.) 18 luglio 1273 indictione 1° fol. 90 b : .........
 
.....
 
Testo latino :
 
Scriptum est Iustitiario, Senetis, Castellanis Magistris, Insatis, Baiulis, Iudicibus, Ceterisque officialibus per Terram Laboris constituis, presentes licteras inspecturis. Cum Franciscus di Casandrino de pertinentis Aversae fidelitati vestri deferendo vinum ad opus eschazionarie nostre igitur servitiis nostris insitat. Volumus et fidelitati vestre mandamus quatenus eundem Franciscumhuiusmodi nostris servitiis insistentem familiariter proseguentes nullam sibi vel familie sue non inferatis molestiam aut permictatis ab aliis irrogari dum modo idem Franciscus et familia
 
(1) Eschanzionarie. E' il luogo dove si conserva il vino (vulgo cellaro)
 
servitiis Curie nostre facere debent collectas etiam et intra alia que dare tenentur, persolvant presentibus tribus mensibus. DatumFlorentie per eundem Iohannem XVIII (die) et ( I°Indictionis).
 
......
 
Qualcuno ha detto che il casale di Casandrino fosse de pertinentia Aversae o de villa Secumndiliani. Ciò è immaginario perchè da Carlo D'Angiò Casandrino è sempre citato come villa De pertinentia di Napolis. Di più in altri diplomi dei successivi Sovrani Angioini, nel farsi mensione dell'istesso villaggio, viene il medesimo costantemente nominato e determinato districti ovvero pertinentiis
Civatis Neapolis. 
 
Feudalismo a Casandrino. 1121
 
A disgregari dall'Impero Carolingio si ripete la stessa situazione di quella durante la decadenza e la rovina dell'Impero Romano :
L'autorità del Sovrano, il potere centrale vengono meno. I grandi Signori possessori di ville divengono sempre più potenti, l'uomo l'ibero, piccolo propietario, debole, deve per vivere sottomettersi al potente per avere protezione. Accanto a questo procedimento che va dal basso in alto, direi, si svolge quello che scende dell'autorità sovrana che si spoglia di terre e di diritti regali a favore dei potenti Signori per averne milzie. Questa concessione di terre e di diritti con speciali obblighi sostituisce il feudo che significa
"beneficio"perchè durante il basso impero, Imperatori e grandi Signori solevano concedere terre in forma di beneficio. Quando il beneficio di vitalizio e revocabile divenne ereditario e perenne e quando il godimento della rendita delle terre si aggiunse il diritto di esercitare pubbliche funzioni, cioè la giurisdizione, allora si ebbe la vera forma di feudo. Molte città, provincie, del patrimonio reggio furono date in feudo e i grandi feudatari concessero in beneficio parte delle loro terre, ad altri che dipendevano da essi con giuramento di fedeltà e con un vincolo più forte che non fosse quello che legava i grandi Signori al Sovrano. I vassalli erano altrettanti sovrani nel loro feudo. Appartenevano a questa classe di grandi vassalli : I Conti, i Marchesi, i Vescovi : seguiva poi la classe dei Militi e dei Valvassini, possessori dei benefici minori per lo più ecclesiastici. Il feudalismo cominciato in Italia nell'800 quando Carlo Magno divise l'Impero secondo l'usanza germanica , in feudi, ossia territori affidati a signori dipendenti,continuò nel 1121 in Casandrino nella persona di Ugo, figlio di Geroldo che dona alla Chiesa di Aversa tre territori situati nello stesso villaggio; il nome poi del secondo padrone trovasi nel 1132 nella persona di Amerigo figlio di quello Ugone, che Roberto II° ultimo conte Normanno di Aversa mandava a tribolare Benevento per essere stato scomunicato da Onofrio III°.
Da un registro angioiano del'anno 1316 risulta che l'Episcopo Aversanohabebat vassallos in Villa Casandrini, (registro Angioino 1316 L. DL. Fol. 9 tergo).
Terzo padrone di Casandrino fu Margherita di Boiano ai tempi di Roberto d'Angiò e Giovanna II, come vedremo in seguito dai registri Angioini del tempo.
 
Il giuramento del Vassallo.
 
Il Vassallo, ricevuta l'investitura del feudo, giurava fedeltà al suo signore : questo giuramento in origine era assai semplice e generico, più tardi fu minutamente giustificato!
 
Formula antica.
 
Io giuro per questi Vangeli, che d'ora innanzi sarò fedele a costui come deve un vassallo al Signore, e ciò che egli affiderà alla mia fedeltà, non rivelerò consapevolmente ad altri in suo danno.
 
Formula più recente.